Se rendiamo impossibile alle persone il pensiero, renderemo impossibile anche la critica. Senza pensiero, non c’è critica. E poiché si pensa con le parole, non si può pensare senza le parole.
Nel momento in cui ci tolgono le parole e si ribaltano, rimaneggiano o pervertono i significati, chi comanda ci rende schiavi. L’avversario conosce il valore delle parole e padroneggia i saperi e le conoscenze della guerra psicologica condotta contro di noi.
Noi possiamo concepire un concetto, una idea, una situazione attraverso alcune parole. Ma se neanche le conosciamo quelle parole non riusciremo mai a esprimerlo a voce e comunicarlo ad altri quel concetto, quella idea o quella situazione o meglio ancora non saremo neanche in grado di formularlo nella nostra mente e quindi men che mai potremo comunicarlo ad altri proprio perché si può pensare solo grazie alle parole e senza parole non si può pensare. Limitare le parole a disposizione rende più difficile elaborare un concetto e complicato poterlo trasmettere ad altri che avranno difficoltà a recepirlo. Stesso risultato se si distorce il significato delle parole. Il danno è massimo quando si sommano la limitazione e la distorsione delle parole a disposizione. Di fatto smettiamo di essere persone pensanti e ci avviciniamo ad essere animali che agiscono solo per istinto. Quando le parole vengono distorte e manipolate si distorce anche il retto modo di pensare e si possono facilmente condurre le masse “animalezzate “ là dove fa comodo ad alcuni, a danno dei reali interessi delle masse stesse che vengono di fatto schiavizzate senza che se ne rendano conto. Non c’è dubbio che confondere i significati e ridurre il numero delle parole equivale a impedire che l’intelligenza umana veda, comprenda, impari, colga l’essenza delle cose.