L’ateo pensa: non devo rendere conto a nessuno, quindi posso fare quello che mi piace.
IL credente in Dio pensa: Dio ha una morale, dunque io devo seguire la morale di Dio.
Dio è bene e ama e fa solo il bene perché rifiuta il male e non può contraddire se stesso.
Il credente tende a rispettare Dio, quindi ama e si impegna a fare il bene e tende a rifiutare il male.
L’ateo pensa: se voglio faccio il bene, se voglio faccio il male perché ha la pretesa di avere diritto a fare, se lo desidera, anche il male in quanto, per lui, non c’è differenza fra bene e male.
Chi, viceversa, nota la differenza fra bene e male viene accusato di essere un MORALISTA. L’ateo tende a credere che avere una morale sia una nefandezza, e questa nefandezza consisterebbe esattamente nel volere impedire a lui, ateo, di non avere moralità e poter fare quello che gli pare. Questa pretesa di non avere limiti non creerebbe nessun problema, se tutti fossero atei, in quanto tutti condividerebbero l’idea di non avere scrupoli di nessun genere. Ovviamente in questa comunità di atei, vincerebbe chi è più forte fisicamente, oppure chi è più furbo da riuscire ad ingannare tutti gli altri. L’ateo pretende che nessuno abbia una moralità,un codice etico,oppure che tutti accettino il suo codice personale di onore e se non l’accettano li denigra accusandoli di essere “ MORALISTI “, dando ad intendere che questo sia una vergognosa nefandezza. Non si accorge pero’ che anche il credente avrebbe il diritto di dire la stessa cosa nei suoi confronti. Esaminando razionalmente le due tesi si nota che l’ateo pretende libertà assoluta e il credente concede a se stesso e a tutti gli altri una libertà relativa. Chi è più razionale ?!?! Non è possibile coesistere senza un codice morale comune ma l’ateo pretende che non ci sia alcun tipo di moralità, ma questa è la regola della giungla fra gli animali non fra gli umani. Tutto nasce dal punto iniziale, ritenere di essersi autogenerati e di non avere alcun dovere nei confronti di nessuno. Insomma l’ateo pretende di essere Dio di se stesso e degli altri senza rendersene conto perché escludendo l’esistenza di Dio si costringe tutti a un codice etico ateo che parte sempre da un livello etico più basso di tutti in quanto parte dal non escludere tutti i mali.
Carmine Mongelluzzo
NA-02-05-2026